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Il parco


Il parco regionale dei Monti Picentini

Il territorio compreso dal parco si estende tra le provincie di Avellino e Salerno, La vetta più alta è il Monte Cervialto (1.809 m), seguono il Monte Polveracchio (1.790 m) e il Monte Terminio (1.786 m). Del parco fanno parte l'Oasi naturale del Monte Polveracchio e l'Oasi naturale Valle della Caccia.

L’istituzione di questo Parco, è stata prevista dalla legge regionale n. 33 del 1.9.1993, che recepisce per la Campania la legge dello stato n. 394 del 6.12.199, la cosiddetta “legge quadro” sulle aree protette. L’Ente Parco Regionale dei “Monti Picentini”, con personalità diritto pubblico sottoposto alla vigilanza della Regione è stato istituito con Decreto Del Presidente Della Giunta Regionale della Campania - n. 378, del 11 giugno 2003.La sede del parco e' dislocata presso Nusco, l'estensione territoriale è di circa 63.000 ettari, questo sistema orografico occupa un ampio territorio che si estende tra le tratte superiori dei fiumi Calore, Sabato e Sele. Nel cuore dell’Appennino Campano, un’area geografica di elevata importanza strategica sotto il profilo ambientale, idrogeologico, territoriale oltre che per le citate province, per l’intera Regione Campania e per le Regioni confinanti.

Quest’area, dell’estensione di circa 63.000 ettari può essere delimitata a nord dal fiume Ofanto e dalla direttrice Lioni - Nusco - Castelvetere sul Calore - Chiusano San Domenico - Volturara Irpina; ad ovest dalla Valle del Sabato fino a Serino, dal torrente Solofrana e dalla Valle dell’ Irno; a sud dal fiume Picentino e ad est dalla Valle del Sele.

L’attuale assetto morfologico dei Monti Picentini è il risultato sia della dinamica tettogenetica sia dell’azione erosiva operata dagli agenti atmosferici. A grandi linee, è possibile dividere il comprensorio in due distinte zone caratterizzate da un diverso processo morfoevolutivo. La zona pedemontana e le valli adiacenti presentano una morfologia dolce e pendii gradualmente degradanti verso il fondovalle. La seconda zona è caratterizzata da una morfologia estremamente aspra ed accidentata con la presenza di numerose creste e cuspidi rocciose. L’elemento fisiografico è determinato dalle notevoli incisioni che hanno interessato la dorsale montuosa. Infatti, in questi rilievi che conservano una prevalente orientazione appenninica, si rilevano strette ed incise vallecoli occupate da torrenti di piccole lunghezze. In definitiva il massiccio dei Monti Picentini rappresenta un’ estensione pari circa 900 Kmq.

Lo stesso costituisce un unico blocco carbonatico di forma rettangolare, con il lato maggiore, lungo 35 Km, orientato a NW-SE ed il lato minore, di estensione pari a 25 Km, orientato NE-SW. Procedendo da Ovest verso Est si ha la struttura del Monte Terminio-Tuoro (1806 m s.l.m.), dei Monti Mai – Licinici – Accèllica (1660 m s.l.m.) dei monti Polveracchio- Raione (1790 m s.l.m.) e del Monte Cervialto (1809 m s.l.m.).

Tutte le strutture montuose, di natura carbonatica, sono ricoperte da coltri di materiale di origine vulcanica (piroclastiti, pomici, lapilli, paleosuoli, scorie, tufi ecc..) attribuibili alle manifestazioni parossistiche degli apparati vulcanici del Somma-Vesuvio dei Campi Flegrei. Inoltre dette aree sono anche ricoperte da materiale detritico ed alluvionale che rappresentano il riempimento di antiche depressioni tettoniche: in tali aree si rivela anche la presenza di alcune conoidi alluvionali.

La rete idrografica si è impostata sulle principali linee tettoniche con alcuni solchi vallivi percorsi dai rami superiori dei fiumi Sabato, del fiume Tusciano del fiume Picentino.

L’alta valle del fiume Sele limita il massiccio più ad est separandolo da quello del Marzano, mentre verso nord i Picentini incombono con i loro contrafforti boscosi sulla alta valle del fiume Ofanto e sul medio corso fluviale del Calore. A sud infine essi scendono rapidamente sul fianco orientale del golfo di Salerno e sulla piana del Fiume Sele.

Pressoché interamente ricoperti di fitti boschi di castagneti e di faggi, nonché di conifere i rilievi montuosi spesso sono, come già innanzi detto, interrotti da versanti acclivi, profonde ed incise valli (Valle della Caccia, Vallone Matrunolo) e da piane, altipiani e conche endoreiche più o meno ampie di natura carsica (Piana del Dragone 690 m – Altopiano del Laceno 1053 m – Piano di Verteglia 1180 m – Piano di Campolaspierto 1290 m – Piano del Gaudo 1050 m - Piana di Ischia 1215 m - Piana delle Acquenere 1088 m ecc.).

L’elevato grado di fertilità di questi terreni di copertura, unitamente al notevole grado di umidità legato alla presenza di acquiferi, permette la nascita di una folta, verdeggiante e lussureggiante vegetazione costituita da varie e pregiate essenze naturali. I materiali carbonatici che, come innanzi evidenziato, costituiscono l’impalcatura del predetto sistema montuoso, sono caratterizzati da una permeabilità già alta per il grado di tettonizzazione, fessurazione e fratturazione dei litotipi, dovuta ad eventi tettonici: essa risulta esaltata dalla presenza di un fenomeno carsico molto evoluto che ha facilitato l’attacco chimico delle acque meteoriche e, quindi, ha generato un carsismo che è ancora in fase giovanile e che in superficie si manifesta con le sue caratteristiche forme tipiche costituite da grotte, inghiottitoi, doline ecc.

Le buone caratteristiche di permeabilità delle rocce che formano la intera catena montuosa consentono un’elevata infiltrazione delle acque meteoriche. Inoltre, il particolare assetto della distribuzione dei materiali argillosi che bordano i predetti massicci montuosi, fungendo da soglia di permeabilità, consentono, nelle zone profonde dei massicci, notevoli accumuli idrici. Si tratta di acquiferi di notevole potenzialità idrica e di eccezionali caratteristiche chimiche ed organolettiche.

Tali particolari condizioni idrogeologiche, rendono la catena montuosa dei Picentini il più importante dei serbatoi idrici sotterranei presenti nell’intero Appennino Meridionale.

Allo stato, sono destinate al consumo umano oltre 10.000 l/sec., le acque delle sorgenti del Serino emergenti nella media valle del Sabato, quelle del gruppo sorgivo di Cassano Irpino che scaturiscono nella media valle del Calore, quelle del Sele che emergono in prossimità dell’abitato di Caposele, quelle di Quaglietta, dell’Ausino, di Sorbo Serpico, di Beardo in agro di Montemarano e tante altre che quotidianamente soddisfano le esigenze idropotabili di una popolazione complessiva di oltre quattro milioni di persone residenti in Puglia, nel Napoletano, nel Salernitano in Irpinia e nel Sannio.

A queste risorse naturali devono aggiungersi le bellezze paesaggistiche, di particolare interesse per gli scenari ambientali, le caratteristiche della flora e della fauna e quelle storiche, Architettoniche, artistiche e culturali.

Il territorio di Volturara rientra in tale estenzione con un territorio davvero di fascino particolare, a pieno titolo menzioniamo: La Piana del Dragone m. 690 slm, Piano di Campolaspierto m. 1290 slm Il Monte Costa m. 1200 slm, Il massiccio del Terminio fino a m. 1806, le vette del Cretazzulo e Collelungo, il monte Sant’Angelo con il castello longobardo. Le grotte carsice della piana del dragone e quelle di collelungo e della cima del Terminio. Il grottone, enorme cavità che esiste all'interno di una delle cime, la grotta di Mastro Michele che si trova a quota 1430 con una profondità di 63 metri, il pozzo di Ripe della Falconara a quota 1328, la risorgenza sopra i Piani d' Ischisa a quota 1625 e con una profondità di 33 metri, innumerevoli altre grotte ancora non censite dal Catasto Speleologico Nazionale.


La Piana del Dragone

Posta su di un livello altimetrico compreso tra 600 e 700 m s.l.m è uno dei maggiori bacini idrogeologici del Sud Italia, situato su un altopiano carsico, con una piovosità di 1500 mm/anno.

Rientra completamente nel comune di Volturara Irpina, ed è fonte oltre che di preziosa acqua che alimenta gli acquedotti pugliese e del napoletano, di pascolo per la fiorente pastorizia locale, e terreni fertili per la produzione dell'ottimo fagiolo quarantino doc di Volturara.

Le acque di ruscellamento e degli impluvi naturali (il principale è il torrente Sava) sono drenate in un inghiottitoio naturale, la Bocca del Dragone, impostato su una zona cataclastica originata da una faglia. Quando le acque di corrivazione superano la massima capacità di drenaggio dell'inghiottitoio (circa 0.540 mc/s), nella piana si forma un lago a carattere stagionale: sui 4300 ettari della piana, al massimo 200 ettari sono interessati da questo fenomeno. Intorno alla fine degli anni '70, nel punto più depresso della piana, è stato realizzato uno stagno impermeabile con un diametro di circa 15 metri nel quale confluiscono le acque di ruscellamento, le acque del torrente Sava (quando non è in secca) e l'effluente dell'impianto di depurazione delle acque reflue urbane provenienti da un vicino centro abitato (Volturara Irpina). Se le acque reflue, da una parte, costituiscono una fonte puntuale di inquinamento per le falde idriche, le attività agricole e zootecniche, dall'altra, contribuiscono in maniera diffusa all'inquinamento.

La circolazione idrica sotterranea del bacino si esplica a due differenti livelli attraverso una falda profonda di base, situata nei calcari fratturati del massiccio carbonatico dei monti Terminio e Tuoro ad una profondità di circa 140-190 m, e attraverso una serie di falde sospese superficiali localizzate nei materiali piroclastici semicoerenti e nei depositi limnopalustri, a circa 10 m di profondità dal piano campagna. Le acque profonde della Piana del Dragone esercitano una notevole influenza sul regime e sulle portate di importanti sorgenti tra cui quelle di Cassano Irpino.
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