Leggenda del Dragone

Si narra che ai tempi dei barbari in una grotta fu messo, a guardia di un tesoro, un drago con tre enormi teste ed un occhio solo posto nella testa centrale. Questo mostro incuteva timore negli abitanti poiché divorava ogni giorno due animali o due uomini attirati da uno strano potere magnetico. Una mattina di maggio arrivò in paese un bellissimo giovane, biondo, alto e forte, con una lunga spada. Il giovane principe volle liberare il paese da quel mostro e decise di andare nella grotta. Appena lo vide il drago emise lunghe lingue di fuoco e boati che facevano paura. Il giovane coraggioso prese la spada e la piantò in quell’unico occhio facendola arrivare fino al cuore. Il mostro sprofondò nella terra aprendo tre voragini da cui ancora oggi si sente il rumore del sangue che scorre. Il principe prese il tesoro, lo donò al paese e sparì nel nulla così come era arrivato.

LA LEGGENDA DI GESIO (canto popolare ispirata alla leggenda):

Quanno vennero li Barbari,

‘ngoppa ‘a chiana e Volturara,

se portaro co’ loro n’animale tanto ruosso.

Chesta bestia era ‘no drago

cò tre capo e n’uocchio sulo,

da le bocche iettava fuoco e na puzza pestilente.

St’animale accussì brutto

fu attaccato int’a ‘na rotta

e llà stava a fa la guardia a lo tesoro re li Barbari.

Ogni juorno se mangiava

dui cristiani e dui animali:

quanta guai, sempe guai, pe la gente ro’ paese.

Na matina, era de maggio,

s’appresenta a lo paese

‘no gigante e nome Gesio,

‘no vaglione bello assai.

Chisto giovane vaglione

nonn’aveva mai paura;

volea liberà ‘o paese ra lo mostro cò tre capo.

Rinta’a grotta isso trasivo,

trovavo ‘o mostro ca mangiava;

po’ se se fece na risata,

senza mai avè paura.

Co la spada ca’ portava ‘nguollo ‘o mostro se menao,

dint’a lluocchio ci’a ‘ndorzavo,

po’ ra l’uocchio fino a lo core.

Se ne ascette ra la grotta quanno ‘a bestia vedde morta;

lo tesoro po’ pigliavo, a lo paese lo portavo.

Lo paese fece festa,

s’arricchivo assai assai,

mentre Gesio se ne ivo a la sera citto citto.

TRADUZIONE:

Quando vennero i Barbari,

sulla piana di Volturara,

portarono con loro un animale molto grande.

Questa bestia era un drago

con tre teste e un solo occhio,

dalle bocche sputava fuoco e una puzza insopportabile.

Questo animale era così brutto,

fu legato dentro ad una grotta

a là stava a fare da guardia al tesoro dei Barbari.

Ogni giorno mangiava due persone e due animali:

quanti guai, sempre guai, per la gente del paese.

Una mattina, era di maggio,

un gigante di nome Gesio,

un ragazzo molto bello.

Questo giovane ragazzo

non aveva mai paura;

voleva liberare il paese dal mostro con tre teste.

Lui entrò nella grotta,

trovò il mostro che mangiava,

poi rise,

senza mai aver paura.

Con la spada che aveva con sé si lanciò sul mostro,

gliela conficcò nell’occhio,

poi dall’occhio fino al cuore.

Se ne uscì dalla grotta quando vide la bestia morta;

poi prese il tesoro, e lo portò in paese.

Il paese festeggiò,

si arricchì tantissimo,

mentre Gesio se ne andò di sera, in silenzio.

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